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SS. Pietro e Paolo

“(Gesù) disse loro (ai discepoli): «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.


Questa domenica, finalmente, c'è un chiaro apprezzamento della spontaneità di Pietro, non tanto per quello che dice che può essere scontato, ma perché la sua intuizione è ispirata da Dio e quindi Gesù se ne compiace.

Spesso ho trattato l’argomento di come Dio comunica con noi e questa ne è una ulteriore esplicita dimostrazione.
Non dobbiamo aspettarci delle parole sussurrate all’orecchio perché il linguaggio che conosciamo è soggetto a infinite limitazioni. Dio comunica con noi telepaticamente suggerendoci intuizioni di cui ci dobbiamo fidare, ed è per questo che nessun libro né tantomeno nessun saccente oratore può rivelarci gli atteggiamenti giusti da assumere per realizzare il progetto divino.

In effetti, troppo spesso le omelie domenicali sono sature di buoni consigli e di regole che a volte assomigliano più a riti scaramantici che a espressioni di vera fede. Il vangelo secondo Matteo 5,37 cita: ”Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. Le scritture stesse sono state riempite nei secoli di parole spesso inutili e rindondanti. Tenete conto che i Vangeli originari erano composti da frasi, se non altro per il fatto che la carta a quei tempi era preziosa come l'oro quindi non poteva essere consumata inutilmente come invece facciamo attualmente.

Tornando al vangelo di questa domenica, ognuno di noi ha bisogno di operare in maniera diversa per realizzare il progetto che Dio ha per lui quindi è nostro dovere di figli imparare a comprenderLo quando ci parla e, tutto sommato, non è così difficile.

Pietro riceve un dono grandissimo (le chiavi del regno dei cieli) proprio per aver riconosciuto Gesù fidandosi delle sue senzazioni senza l'influenza di fattori esterni, anzi, è riuscito a farlo proprio ignorandoli e sottraendosi alla confusione che circolava tra la gente e che, purtroppo, è quella che circola ancora. Ai nostri tempi, si chiama gossip!

Per quanto mi riguarda, questi concetti che sto scrivendo stanno sgorgando spontanei dalla mia mente e sono certo che se la volontà divina non lo permettesse, non sarei mai stato in grado di elaborarli e sintetizzarli in queste poche righe.

Per me questo modo di colloquiare con Dio sembra ormai una cosa ovvia, ma mi rendo conto ogni giorno che la gente fa di tutto per complicarsi la vita cercando teorie e affrontando tediosi seminari che cercano disperatamente di aprire la loro mente. Eppure abbiamo avuto esempi illustri di umiltà e semplicità (ad esempio, San Francesco) che hanno raggiunto una perfetta intesa con Dio pur non essendo nè laureati nè tecnologicamente molto evoluti.

Quindi, se vogliamo anche noi ricevere i doni che Dio ci ha riservato, e che in buona parte ci ha già elargito anche se magari non li meritiamo, dobbiamo ritirarci il più possibile in meditazione lontani da rumori e influenze mediatiche. Avremo una visione molto più semplificata della vita e molte difficoltà che prima ci sembravano insormontabili alla fine scompariranno da sole.
Questo genererà una naturale serenità personale che verrà spontaneo dispensare a chi ci sta vicino nei modi e tempi che Dio riterrà più opportuno e, in fin dei conti, questo è tutto quello che ci chiede per essere degni di essere chiamati Suoi figli.

Buona domenica.

Franco

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