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Il seminatore

Dopo qualche domenica in cui il vangelo era abbastanza sintetico, torniamo ad un testo che, se letto nella sua interezza e non nella forma breve, è molto chiaro e significativo.

Si parla di semi, che sono le grazie e le virtù che vengono concesse ad ognuno di noi, e di come devono essere utilizzati per generare frutto. Secondo me l’essenza del messaggio la troviamo in questa citazione del brano odierno:

“Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.

  1. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.
  2. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno.
  3. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.
  4. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno”.

Non me ne vogliano gli evangelisti se mi sono permesso di marcare in modo così evidente i quattro casi, ma ho ritenuto opportuno farlo per chiarezza di interpretazione.

Il primo caso si lega un pò a quanto ho detto domenica scorsa e riguarda la nostra responsabilità di avere dei riferimenti cristiani che siamo in grado di capire. Non basta ascoltare il primo prete che parla per essere a posto con la coscienza. Dobbiamo cercarne uno di cui riusciamo a comprenderne il messaggio in modo che possiamo metterlo in pratica. Non sono ammesse deroghe a questo e il fatto di “prendere messa” nella prima chiesa che trovo non significa aver ottemperato a quanto Dio ci impone di fare, anzi, è una forma di ipocrisia che dovremo giustificare in sede di giudizio.

Il secondo caso riguarda chi è particolarmente entusiasta di manifestare la propria fede con effetti speciali. Questo purtroppo è come un fuoco di paglia e quindi serve a poco. Ha solo la remota possibilità di trasmettere la “fiamma” (cioè la fede) a qualcuno che la possa far durare nel tempo ma di solito la perdita del proprio entusiasmo (cioè lo spegnimento del fuoco di paglia) è un cattivo esempio che tende a smorzare anche gli ardori di chi aveva creduto il lui.

Il terzo è molto frequente. Quante volte sento mettere il lavoro e il denaro al primo posto trascurando i propri doveri spirituali perché bisogna prima pensare a soddisfare le proprie necessità materiali. Purtroppo, per fare questo, spesso dobbiamo lavorare sodo, magari anche la domenica, e quindi appena possibile preferiamo dedicarci a frivoli passatempi goderecci che reputiamo ci spettino di diritto anzichè ringraziare Dio per tutti i doni che ci ha elargito, prima tra tutti la salute che ci consente di muoverci come vogliamo.

Il quarto è il più snobbato e spesso non è molto incoraggiato nemmeno dai sacerdoti, anzi, chi si sforza di manifestare la propria fede in modo sinceramente convinto, anche se leggermente anticonvenzionale, a volte viene tacciato alla stregua di un  bestemmiatore. Non ci si rende conto invece che è proprio alla modalità con cui viene divulgato il messaggio di Gesù a cui si riferiscono le parole “il cento, il sessanta e il trenta per uno”.
Marco, nel suo vangelo, cita:
“In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.”

Tutto il mio sito è improntato su questo concetto e ringrazio ogni giorno Dio per aver permesso alla mia mente di svilupparlo.

Invito quindi ognuno di voi ad identificarsi in uno dei casi sopracitati e valutare se l’orientamento che sta dando alla propria vita è spiritualmente fruttuoso.
Se non è così, si faccia aiutare dal suo angelo custode per correggerlo e ringrazi Dio per avergli dato la possibilità di averlo capito per tempo.

Buona domenica.

Franco

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